È MORTO CARLO MURELLI, IL NOSTRO PRESIDENTE ONORARIO

Quando la morte arriva alla bella età di cent’anni normalmente il dolore per la scomparsa si esprime in forme diverse da quello che si scatena con tutta la sua violenza quando si tratta di un giovane, come abbiamo sperimentato spesso anche in questi anni soprattutto quando cadevano nostri giovani soldati in operazioni o in addestramento. Ma non per questo la perdita di Carlo rappresenta un colpo meno grave e doloroso per la nostra Associazione, della quale era Presidente Onorario. Una Presidenza, la sua, alla quale cercava di dare sostanza seguendo la vita associativa e le cerimonie della Specialità con assiduità, anche quando questo comportava trasferimenti disagevoli, per uno della sua età, lungo le strade della penisola.

  

La sua è stata una presenza costante nei ranghi dell’ANPDI, da quando – reduce dalla campagna d’Africa nella Folgore – ne era stato uno dei fondatori, in quel dopoguerra nel quale i migliori si impegnavano per la ricostruzione nazionale. Presidente della Sezione di Como e poi di quella di Lecco, nonché Consigliere Nazionale della 2^ Zona, in una terra che ha dato molti giovani alla Folgore e al paracadutismo militare, ha interpretato questi suoi ruoli travasando tutta la sua passione di soldato italiano nella formazione di migliaia di giovani attratti dal nostro paracadutismo, moltissimi dei quali sono approdati successivamente nelle unità della Specialità.

Come Presidente Onorario dell’ANPDI non ha mai fatto mancare la sua parola e il suo incoraggiamento, anche con riferimento alle attuali difficoltà connesse con la sospensione dell’attività aviolancistica che ci vede impegnati in una difficile battaglia per difendere, con la nostra dignità, quello che ci è stato consegnato dai soldati come lui.

Era un uomo dal carattere schivo e discreto, che gli faceva rifuggire la visibilità che il suo ruolo, ma soprattutto la sua natura di Reduce del periodo più glorioso per la Specialità, gli avrebbero fatto ben meritare. Ed era un uomo generoso, come sanno esserlo i veri paracadutisti, tra gli antesignani di quel fenomeno del “volontariato” che lo ha portato ad impegnarsi per gli altri anche nelle fila della Croce Rossa.

Come spesso succede ai tanti che iniziano la propria avventura in gruppo, a scuola o in caserma negli anni verdi, tra i lazzi e gli scherzi dei coetanei, ha concluso la parabola della sua lunga vita nella solitudine di un istituto per anziani dove si era ricongiunto alla moglie all’inizio di questo ultimo anno e mezzo di segregazioni forzate alle quali sono costretti anche i sani e i giovani. Ma non era stato abbandonato dall’affetto dei suoi paracadutisti, che non gli hanno fatto mancare mai la loro voce e il loro affetto, seppur con le difficoltà del momento presente.

 

Insomma, ora siamo ancora più soli. Ma è dalla consapevolezza del valore di quello che ci hanno lasciato i paracadutisti della generazione di Carlo che esce rafforzata la nostra volontà di proseguire sulla stessa strada che lui e i suoi commilitoni hanno tracciato per noi a partire da più di ottant’anni fa.

Folgore!

Il Presidente Nazionale
Gen. C.A. Marco BERTOLINI

PAR. CARLO MURELLI – Classe 1921

Arruolato nel 1941 .
Giunge alla Scuola di Tarquinia nel marzo 1942 .
Destinato a Rovezzano (FI), in maggio, viene inquadrato nella 17^ cp. (Ten. Fonseca e successivamente Ten. Piccinni) del 6° Btg (Magg. Taffiorelli) .
In giugno viene trasferito a Ostuni .
Il 25 luglio giunge in Africa, aeroporto di Tobruk, con l’ultimo trasporto truppe avvenuto per via aerea. Dopo di Lui i trasporti avverranno via mare.
Il 26 luglio viene spedito nel deserto di El Alamein, raggiungerà il settore di Naqb Rala a ridosso del Qaret El Himeimat. Più a Sud solo la depressione di El Qattara.
Il 23 ottobre del 1942 il Suo reparto si scontrerà con le divisioni Alleate 7^ corazzata e 44^.
Nella notte tra il 2 e il 3 novembre avviene il ripiegamento.
All’alba di venerdì 6 novembre sarà Lui a sparare, con la Sua Breda, l’ultimo caricatore da 20. Poi alle 16.35, al comando del col. Camosso, i 306 superstiti della Folgore verranno recuperati dagli inglesi con l’Onore delle Armi.
In prigionia venne trasferito dal campo dei Laghi Amari, a sud del Cairo, ai campi 310 – 308 – 306 – 304 – 305 – nel diroccato Hotel Berenice di Bengasi e quindi ad El Agheila fino al rientro in Patria avvenuto nel settembre del 1946 dopo una prigionia di 46 mesi.
Nel 1951 si presenta volontario alla C.R.I. che sta organizzando un efficiente e moderno servizio volontario che si occupi, tra l’altro, anche delle donazioni di sangue (l’odierna AVIS). Dodici anni sulle autoambulanze e trenta come donatore con al Suo attivo 106 prelievi (60 a Milano e 46 a Lecco).
Sempre disponibile anche per donazioni a domicilio. Quando, per raggiunti limiti, gli verrà negata la possibilità di continuare, non abbandonerà l’Istituto ma continuerà la sua opera come attivo collaboratore d’ufficio presso la sede di Lecco. Rifiuterà sempre cariche e onorificenze.

Socio fondatore della sezione di A.N.P.d’I. di Como è stato poi l’artefice della nascita della sezione di Lecco, dalla quale non si è più staccato e all’interno della quale ha rivestito, a più riprese, la carica di Presidente e di vice Presidente.

Negli anni è stato investito anche della carica di Consigliere della 2^ Zona (Lombardia) partecipando a tutte le Assemblee Nazionali. Più volte ha rivestito l’incarico di Direttore di Esercitazione A.N.P.d’I. per lanci sotto controllo militare.

Grande maestro di vita ha sempre insegnato ai Suoi “ragazzi” il rispetto per le istituzioni e l’obbedienza alle leggi dello Stato. Li ha spronati alla vita sportiva e all’attività lancistica mirata al proselitismo del paracadutismo militare nel ricordo del sacrificio di chi immolò la propria giovane vita non nell’esaltazione dei vent’anni o per fede politica ma, più semplicemente, in obbedienza alla Patria.

Il Presidente della Sezione ANPDI di Lecco
par. Tavola Arnaldo

 

ULTIMO LANCIO DEL LUPO. PIETRO AMADIO SE NE È ANDATO

Se n’è andato anche il Lupo, Pietro Amadio, conosciutissimo Sottufficiale del Battaglione Sabotatori paracadutisti, prima, e del 9° Col Moschin poi. Il Lupo, punto di riferimento ed esempio per generazioni di paracadutisti, sabotatori ed incursori; e lui stesso paracadutista, sabotatore ed incursore di razza, come si dice. Di gran razza. Montanaro vero, come solo sapevano esserlo i ragazzi della prima metà del secolo scorso cresciuti dove l’Appennino si fa più tosto, in quell’Abruzzo e in quell’Irpinia dove il sole picchia duro e il maltempo non si limita ad essere tale ma si trasforma in bufera, anzi in bùfera come diceva lui a noi pinguini ingrumati che gli arrancavamo dietro sbuffando e imprecando (sottovoce per non farlo imbufalire!) su per i bricchi delle Alpi delle quali era diventato un conoscitore ed amante come pochi. Lui, Accademico e Istruttore di alpinismo, era un paracadutista d’altri tempi, che apriva la bocca solo per dire cose vere, parole sincere. Parole che si trasformavano in proverbi e in mottetti per battezzare e trasformare gli scansafatiche, quelli col fiato corto, quelli che preferivano la discesa, in favore di gravità, in lupetti appassionati come lui nella caccia alle imprese difficili. Appassionati della fatica, del freddo, del sudore che nessuno come lui sapeva trasformare in vera scuola di vita. In filosofia di vita.

Se n’è andato in tarda età, dopo una breve ma devastante malattia che l’ha privato alle figlie ma che l’ha ricongiunto ad Onorina, la sua dolce sposa scomparsa un anno fa. Se n’è andato in questo grigio tramonto della luce nel quale il distanziamento tra le persone è scambiato per valore, la rinuncia ai contatti è diventata un obbligo; dove il nascondimento dell’identità dietro barriere di garza sul muso si impone come simbolo di un’epoca che bandisce l’identità e la personalità. Soprattutto quelle dei forti come lui.

Un Sottufficiale d’altri tempi si diceva una volta. Uno di quelli che hanno piena consapevolezza del proprio insostituibile ruolo di motore e carburante della macchina militare che da loro dipende, del battaglione che li macina, del mondo che li esprime. Uno che diceva pane al pane, con tutti e senza timidezze, con la forza che viene dall’educazione e dalla ragione, soprattutto quando c’è da valorizzare un giovane, da raddrizzare o indirizzare chi ne ha bisogno. Giovane o vecchio, superiore o inferiore che sia.

Ha vissuto una vita degna, in un’epoca nella quale non era difficile alimentare il proprio orgoglio di Italiani rispecchiandosi in personaggi della sua levatura morale, della sua forza fisica, della sua prorompente ed inesauribile generosità.

Ed è stato un uomo che ha amato molto. Ha amato la sua famiglia come il suo battaglione; la sua sposa e le sue figlie come i giovani scapestrati che affidati alle sue cure si trasformavano in poco tempo in guerrieri; i suoi bricchi come l’orto che negli ultimi anni curava con l’esperienza e la passione ritrovata del montanaro che in tenera età aveva scelto la strada delle armi e del dovere con le stellette sul bavero e le ali argentate sulla giubba.

Ed era uno che sapeva consigliare veramente, senza fare dei consigli la sua specialità, come i tanti esperti nel giudicare il lavoro di chi si da da fare e nei mille modi per lasciarglielo fare da solo. Lui, da solo non ha mai lasciato nessuno.

Non ci riuscirai neanche questa volta, Lupo. Almeno per un bel pezzo ti porteremo con noi.

PUBBLICATO FOLGORE MARZO-APRILE 2021

All’interno di questo secondo numero del 2021, gli eventi più rilevanti di Marzo e Aprile, il Giro d’Orizzonte UNIFORMI E DIVISE. QUALCHE RIFLESSIONE del Presidente Nazionale, il Reportage del Direttore LA GUERRA DIMENTICATA IN IRAQ gli articoli di attualità sugli eventi più rilevanti accaduti in questi due mesi, lo SPECIALE 75ª ASSEMBLEA NAZIONALE ANPd’I e lo SPECIALE FOIBE a cura di Matteo Carnieletto e Fausto Biloslavo, le notizie dai REPARTI IN ARMI e quelle inviateci dalle Sezioni ANPd’I con le attività svolte e sugli eventi tristi per tutti quei soci che hanno effettuato il loro ultimo lancio… Buona lettura! Folgore!

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ULTIMO LANCIO DEL GENERALE DI CORPO D’ARMATA FRANCESCO DE VITA

E’ morto il Generale Francesco De Vita, già Presidente Nazionale dell’ANPDI per due mandati, dal 1991 al 1996. Il Generale De Vita ha salito con grande successo personale tutta la scala gerarchica dell’Esercito ricoprendo importanti incarichi tra cui quello di Comandante delle Brigate Aosta e Folgore, della Divisione Ariete, della Regione Militare Meridionale, fino al ruolo di Ispettore delle Scuole.

Un cursus honorum di tutto rispetto, quindi, al centro del quale si incardina la sua lunga storia nella Folgore che l’ha visto Comandante del 5°battaglione, del 1° reggimento e, infine, della Brigata stessa alla fine degli anni ‘70, poco prima che si aprisse una stagione importante per la Specialità e per l’Esercito con le operazioni “fuori area”.

Come altri Comandanti ormai passati alla storia della Folgore di questo dopoguerra, a lui si deve quindi l’impulso dato alla preparazione militare della Grande Unità elementare in una fase che potremmo definire “di vigilia”, perché incentrata essenzialmente sull’addestramento delle unità e del personale e sulla preparazione agli impegni reali che sarebbero seguiti di lì a poco. Fu grazie all’impulso dato da lui e dai Comandanti di quel periodo che si rese naturale il ricorso ai paracadutisti quando, con l’operazione in Libano, si dovette ricorrere ad un’unità alla quale non erano consentiti margini di errore e che doveva tenere alta la bandiera ricevuta in eredità dai combattenti della seconda guerra mondiale.

Ma a parte questo ruolo, fu protagonista di un periodo di grandi trasformazioni anche con riferimento alla nuova dottrina delle Forze Speciali, quando quello che era il 9°battaglione d’assalto “Col Moschin” venne incaricato di predisporsi per interventi di antiterrorismo, mentre nell’ambito del 1° battaglione Carabinieri paracadutisti della Folgore iniziava a prendeva vita il seme di quello che poi sarebbe diventato il GIS. Era un periodo di grandi esperimenti e di grandi iniziative, quindi, quando tra le maggiori doti richieste a un Comandante doveva comparire quella dell’iniziativa e di accettazione del rischio.

Carisma di Comandante e di Soldato, carattere fermo ma gentile, sincera attenzione al personale e profondo radicamento nella storia delle Grande Unità della quale ha vissuto in posizioni di grande responsabilità le fasi di crescita più significative ne fecero un Uomo di cui i paracadutisti della Folgore non si sarebbero più dimenticati, nonostante il lungo tempo trascorso da quegli anni a Livorno. E questo ricordo rimane indelebile in quanti, come chi scrive, ripercorse alcuni tratti della sua vicenda professionale come lui alla testa delle nostre aviotruppe, nella consapevolezza della grande eredità di passione folgorina che lui con le altre “Aquila 1” aveva saputo trasmettere.

I paracadutisti dell’ANPDI si stringono alla Signora Valeria e alla famiglia del Generale De Vita con questi sentimenti, esprimendo la loro partecipazione al dolore dei suoi cari con un tonante “Folgore!”.

AGGIORNAMENTO QUESTIONE ENAC – IMPORTANTE

1.   La vicenda che da circa tre anni ci vede impegnati in un complesso confronto con l’ENAC in merito all’attività aviolancistica con paracadute emisferico, pareva aver raggiunto un punto di equilibrio.
In particolare, con provvedimento del 12.7.2019 ENAC aveva liberalizzato l’utilizzo del “tondo” riconoscendo che si tratta di un mezzo sicuro.
Per questo l’ANPd’I, nel corso del 2020, pur ritenendo di non esservi tenuta ai sensi della normativa tuttora in vigore, aveva acconsentito alla certificazione delle proprie Scuole presso l’ENAC, al fine di trovare una bonaria e definitiva soluzione alla questione. Conseguentemente, nel settembre 2020 veniva ottenuta, in pochi giorni, la certificazione in questione per la Scuola di Ancona, con il riconoscimento scritto, da parte di ENAC, della sussistenza delle condizioni per lo svolgimento in sicurezza dei lanci col tondo. A stretto giro sono state trasmesse ad ENAC le richieste di autorizzazione in capo alle seguenti Scuole: Como, Ferrara, Savona, Barletta (con Cagliari che sarebbe seguita non appena possibile).
Al riguardo, ENAC si era impegnata al veloce disbrigo di tali pratiche.

2. Senonché, trascorrendo il tempo senza che le richieste di aggiornamenti avessero un riscontro, il giorno 22 febbraio ho scritto una lettera al Direttore di ENAC, Dott. Quaranta, chiedendogli un incontro al fine di pervenire ad una conclusione della vicenda.

3. In merito, solo stamattina sono stato informato telefonicamente da un dirigente di ENAC che l’Ente ha in animo, tuttavia, di ritornare ancora una volta sulle proprie decisioni, annullando il provvedimento del luglio 2019.
Attendiamo quindi, da un momento all’altro, un nuovo provvedimento di ENAC, che parrebbe poter costituire una inaspettata inversione di rotta, pregiudizievole per l’ANPd’I.
Il suddetto dirigente si è impegnato a trovare una soluzione nell’ambito del Regolamento sul Paracadutismo in corso di elaborazione da parte dell’Ente, ma è chiaro che di fronte a provvedimenti scritti che fossero per noi lesivi, la mera buona volontà di qualcuno non costituirebbe una sufficiente garanzia per l’Associazione. 

Da parte nostra riteniamo che resti sempre intatto il contesto normativo del Ministero dei Trasporti che rende lecita la nostra attività e ci sentiamo confortati dalla conferma dell’interesse militare ribadito dal Capo di SME con la recente lettera che vi ho fatto pervenire. Per questo, un provvedimento che colpisse espressamente, oltre all’ANPDI, il movimento paracadutistico nazionale di cui l’associazione è  stata il punto di partenza e di cui il paracadutismo col “tondo” è parte integrante, ci richiederebbe di reagire con ogni mezzo lecito.

Non appena perverrà il provvedimento di ENAC, sarà mia cura inoltrarlo alle Sezioni, unitamente alla comunicazione dei provvedimenti conseguenti. Ho però ritenuto importante preannunciarvelo perché ho inteso che la decisione, in ambito ENAC, sia già stata presa.

           IL PN ANPDI
Gen. Marco BERTOLINI

PUBBLICATO FOLGORE GENNAIO-FEBBRAIO 2021

All’interno di questo primo numero del 2021, in evidenza UN IMPORTANTE MESSAGGIO DEL CAPO DI SME rivolto ai paracadutisti dell’ANPDI, gli eventi più rilevanti dell’anno appena passato, la Richiesta di Aiuto del Cappellano dell’ANPDI Don Alfio Spampinato, il CALENDARIO 2021 dal tema “Operazioni e battaglie dei Paracadutisti Italiani nella Seconda Guerra Mondiale”, le notizie dai REPARTI IN ARMI e le notizie inviateci dalle Sezioni ANPd’I con le attività svolte e sugli eventi tristi per tutti quei soci che hanno effettuato il loro ultimo lancio… Buona lettura! Folgore!

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CORDOGLIO E RICONOSCENZA PER I NOSTRI CADUTI IN CONGO

Quando muore un nostro conoscente, un nostro amico, muore un pezzo di noi. Ma quando a morire è un servitore dello Stato e la morte è conseguenza dell’azione consapevole di chi vuole uccidere chi ci rappresenta, è la Nazione tutta ad essere colpita e a piangere per la ferita che le è stata inferta. E’ questo il caso dell’assassinio dell’Ambasciatore Attanasio e del suo carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci, in Congo.


Ma in questo caso, dopo le lacrime si insinua confortante la consapevolezza che esistono ancora persone disposte a rischiare la vita per tutti noi, per rappresentare la nostra Italia anche in aree difficili e pericolose. E’ grazie a loro che, nonostante ogni più frustrante “distanziamento sociale”, continuiamo a non sentirci soli, continuiamo a sentirci parte di una comunità portatrice di tradizioni e cultura degne di essere salvaguardate e trasferite a chi ci seguirà.

Per questo, unitamente al cordoglio più profondo non possiamo non esprimere alle famiglie dei due Caduti la nostra riconoscenza di Italiani, per il sacrificio di cui si sono fatte carico per tutti noi. Troppo spesso, infatti, concentrati sulle piccinerie della nostra routine quotidiana facciamo fatica a renderci conto dei sacrifici che uomini come i loro Cari Caduti affrontano ogni giorno per consentirci di dirci sempre orgogliosi della nostra Patria.


Come paracadutisti e soldati, non possiamo poi non esprimere la nostra particolare vicinanza all’Arma dei Carabinieri, presso la quale operava Vittorio, inquadrato nel 13° rgt. Friuli Venezia Giulia di Gorizia della 2^ Brigata mobile e già, in precedenza, paracadutista della nostra Folgore.

Folgore!

RICORDIAMO LA TRAGEDIA DELLE FOIBE

Livorno, 10 feb. 2021

                ricordiamo oggi la tragedia delle foibe, quando la popolazione italiana dell’Istria e della Dalmazia venne fatta oggetto di una campagna di terrore di inusitata ferocia per cancellarne le tracce dalle terre dei propri avi; per farle abbandonare le case e le proprietà delle proprie famiglie.

                Questa pulizia etnica ante litteram vide uno dei suoi momenti più drammatici in Istria, dove gli assassini non esitarono a utilizzare le cavità carsiche delle foibe per nascondere in esse il frutto dei propri crimini. Uomini, donne e ragazzi vennero scaraventati in esse, spesso vivi, mentre i nuovi padroni si installavano nelle loro case e prendevano il controllo di quelle che erano le loro comunità.

                Ma, tragedia nella tragedia, dobbiamo oggi anche ricordare la vergogna per il distacco e spesso per l’odio che una parte marginale ma estremamente ideologizzata della nostra popolazione di allora dimostrò nei confronti dei nostri fratelli in fuga da quelle terre, colpevoli di non volersi rassegnare a sopravvivere da estranei nelle terre che erano state loro, mentre i nuovi padroni gozzovigliavano nelle loro case.

                Colpevoli, insomma, di non apprezzare il giogo comunista che alcuni sciagurati auspicavano per tutta l’Italia e che per quarant’anni avrebbe oppresso quelle  terre e quelle popolazioni.

                I paracadutisti italiani non hanno mai dimenticato quella tragedia, anche grazie ai tantissimi esuli istriani e dalmati che scelsero le fila delle nostre Forze Armate, dell’Esercito Italiano e della Folgore per continuare a servire la stessa Patria che fu amata dai loro padri.

                Ci stringiamo a loro.

                 

È MORTO IL GENERALE LEONARDO ROSA

È morto il Generale Leonardo Rosa, nella serata dell’antivigilia di Natale di questo anno triste che ha portato molti dolori alle nostre comunità, alle nostre famiglie ed anche all’associazione. Il Generale Rosa era “nato” al reggimento Nembo, prima che il reggimento venisse inserito nella Brigata paracadutisti. Era così venuto a contatto con i valori e con la mentalità di quelli che erano stati i combattenti della Divisione Nembo fin dall’inizio della sua carriera, dopo l’Accademia Militare. Proprio per questo fu per lui naturale chiedere ed ottenere di essere assegnato ai paracadutisti presso i quali maturò tutte le sue non indifferenti esperienze di Comandante di uomini. Culmine di queste, certamente, il comando per tre anni del 2° battaglione paracadutisti “Tarquinia”, prima che lo stesso venisse elevato a livello di reggimento, e il Comando della SMIPAR, quando la Scuola sfornava ancora 500 paracadutisti al mese, in un tripudio di attività frenetiche che sono incredibili per chi giudicasse il passato guardando solo alla realtà odierna, fatta di caserme quasi vuote se paragonate a quelle di allora.

Il suo comando della Scuola rappresentò un periodo “felice”, quando il paracadutismo dei nostri militari di leva si concretizzava spesso in decine di lanci a testa durante il breve servizio militare, prima che la coincidenza di eventi drammatici e speculazioni contro la Folgore da parte di chi non ci ama facesse diradare la nostra attività principe: non abbiamo mai avuto strada facile nel praticare quello che siamo, come sappiamo bene. 

Comandante della SMIPAR, in particolare, collaborò fattivamente con l’ANPDI che allora si appoggiava direttamente e pesantemente sulle risorse militari per i propri lanci. 

Fu quindi naturale per lui continuare il suo impegno anche in quiescenza nell’ambito dell’Associazione, presso la quale ricoprì incarichi importanti come Vice Presidente e Segretario Tecnico mettendo a disposizione la sua enorme esperienza. 

L’ANPDI e la famiglia dei paracadutisti perdono un altro loro importante rappresentante, in questo scorcio finale di 2020, ricordato da chi ha avuto la fortuna di essere alle sue dipendenze come un Comandante sollecito ma come pochi attento alle esigenze del personale, autorevole ma generoso al tempo stesso. Ha segnato col suo percorso la vita della Brigata e della Specialità, ma anche quella dell’Associazione. Credo che non ci sia miglior commiato da lui di quello racchiuso nel nostro Grido di battaglia, FOLGORE!

IL DNA RESTITUISCE UN NOME ALLE VITTIME DEL REGIME DI TITO di Fausto Biloslavo

Iniziativa sostenuta da Panorama:
fondi per il riconoscimento dei Marò della X Mas
uccisi nelle isole del Quarnero

Panorama sulle foibe in Slovenia e raccolta fondi per l’identificazione dei resti dei marò trucidati ad Ossero nel 1945.
Se pensate sia giusto aderite e fate girare. Comunità di Lussinpiccolo – Trieste Fondo Ossero IT45P0103002230000003586982 Monte dei Paschi di Siena – causale: “Per l’identifcazione dei marò di Ossero”.

I 22 marò della X Mas e 6 militi italiani del battaglione Tramontana di Cherso hanno combattuto senza speranze contro l’avanzata dei partigiani di Tito nelle isole del Quarnero. Un loro compagno (Mario Sartori di Genova) si è suicidato dopo l‘ultima battaglia, per non cadere prigioniero, a Neresine il 20 aprile 1945. I 27 sopravvissuti, dopo la resa, sono stati torturati e condotti a Ossero scalzi e seminudi. Il 21 aprile hanno dovuto scavarsi la fossa dietro il muro nord del cimitero. Poi sono sono stati fucilati, nonostante fossero prigionieri di guerra, e sepolti nelle due fosse comuni.

Solo il 9 maggio 2019, ben 74 anni dopo, sono stati riesumati i resti dei marò della X Mas e dei volontari della Tramontana di Cherso. Alcuni avevano sul cranio il foro del proiettile dell’esecuzione. “Adesso riposano nel sacrario dei caduti d’Oltremare di Bari- spiegano Licia Giadrossi e Federico Scopinich a Panorama – ma vorremmo dare un nome e cognome ai resti”. L’iniziativa è della Comunità italiana degli esuli di Lussino che ha sede a Trieste.
“Grazie alle ricerche di alcuni soci e all’elenco dei prigionieri trucidati abbiamo rintracciato una decina di parenti sparsi per l’Italia disponibili al riconoscimento attraverso il Dna” spiega Giadrossi. Per questo motivo gli esuli hanno contattato Paolo Fattorini, l’esperto dell’identificazione genetica dell’Università di Trieste.
Il problema  sono i costi: “La nostra associazione è piccola e ha poche risorse”. Fattorini sta valutando la richiesta, ma fa notare che “solo di reagenti ci vogliono 100 € per vittima e si può arrivare anche a 500 € per tutta la procedura. Poi andrebbe aggiunto il costo del personale e l’utilizzo delle strumentazioni”. 
I marò e i militi avevano aderito alla Repubblica sociale, la parte dei vinti, con l’idea impossibile di difendere un lembo d’Italia, ma non esiste giustificazione per le torture, l’esecuzione e le fosse comuni che dovevano farli dimenticare per sempre, se non le barbarie di chi non rispetta i prigionieri di guerra. Un buon motivo, 75 anni dopo, per dare un nome e un cognome ai resti ignoti che riposano nel sacrario di Bari lanciando una raccolta fondi sul sito di Panorama. E permettere ai familiari di avere una tomba vera dopo deporre un fiore e piangere i loro cari riemersi dall’oblio ideologico del passato, giusto o sbagliata che fosse la loro scelta.


L’articolo completo è disponibile al seguente link: (https://www.panorama.it/news/politica/foibe-dna)