OLTRAGGIO AL CAMPO DELLA MEMORIA DEL CIMITERO DI NETTUNO

Nessuna sorpresa per quanto accaduto con l’oltraggio al Campo della Memoria del cimitero di Nettuno dove sono sepolti alcuni dei Caduti del Battaglione Barbarigo, morti per contrastare lo sbarco alleato sul fronte di Anzio e Nettuno. I vili profanatori di tombe (i morti non possono difendersi) sono una costante triste della storia di tutti i popoli. Ci sono, infatti, sempre stati come, d’altronde, ci sono sempre stati gli stupratori, i violatori di bambini, gli assassini e i ladri.
Quello che sorprende, invece, è il silenzio di chi avrebbe dovuto stigmatizzare l’accaduto, a partire da quelle autorità che non mancano mai di far tuonare la propria indignata condanna in altre meno gravi circostanze, ma che evidentemente considerano non rilevante il sacrificio di quegli uomini dimenticati dalla storiografia ufficiale e criminalizzati dalla strabica ipocrisia corrente. E così, le lacrime delle spose, delle madri, dei padri, dei fratelli, dei figli di quei soldati continuano anche oggi ad essere impunemente irrise dalla canaglia. Una canaglia che si nutre del dolore altrui e che sa produrre solo odio e divisione, facendo ben attenzione a nascondere la mano con la quale sparge i germi della propria infezione.
In attesa di altre più autorevoli prese di posizione, resta quindi a noi il dovere di ricordare che, anche se l’Ordalia della seconda guerra mondiale ne decretò la sconfitta, quelli sepolti in quel cimitero erano Soldati italiani. Soldati italiani, appunto, come quelli che avevano versato il proprio sangue in Africa Orientale e Settentrionale, in Russia, nei Balcani e, vent’anni prima, sulle Alpi e sul Carso. Soldati Italiani come quelli che dopo di loro avrebbero continuato a combattere e morire lungo tutta la Penisola per altri due anni di terribile guerra civile e…. come quelli che in questi ultimi decenni hanno perso la vita nelle molte missioni operative con le quali l’Italia ha cercato di tutelare i propri interessi ed il proprio onore in varie parti del mondo.
Ci uniamo per questo al dolore dei familiari di Caduti del Barbarigo che vennero uccisi fianco a fianco dei paracadutisti che in quello scorcio drammatico della nostra storia nazionale operarono la stessa difficile scelta di campo, nonché di quanti, sul fronte avverso ma con lo stesso spirito, rifiutarono a loro volta il facile richiamo del “tutti a casa” e fecero quel passo avanti che venne ripagato con privazioni, sofferenze e morte.
Onore ai Soldati d’Italia.
Il Presidente Nazionale
Gen. C.A. Marco Bertolini

LASCIAPASSARE SANITARIO (GREEN PASS)

Si pubblica la lettera del Presidente Nazionale inviata lo scorso 11 agosto con argomento “LASCIAPASSARE SANITARIO” insieme alla copia dell’art.3 del D.L.23 lug.2021, n. 105 entrato in vigore il 27 luglio 2021 in materia di contenimento dell’epidemia Covid-19 col quale si introduce l’obbligo del certificato in oggetto per svariate situazioni.

LETTERA GREEN PASS
(eseguire il download)
lasciapassare-sanitario-1.pdf (32 download)

DECRETO LEGGE 23 LUGLIO 2021, N. 105
(eseguire il download)
DL-23-LUGLIO-2021.pdf (8 download)

 

 

 

 

 

      

AGGIORNAMENTO BATTLEFIELD TOUR 2021 dal 10 al 12 Settembre

AVVISO AGLI INTERESSATI
SI INFORMANO COLORO CHE FOSSERO INTERESSATI ALLA PARTECIPAZIONE, CHE LA DATA ENTRO LA QUALE DEBBONO ARRIVARE LE PRENOTAZIONI E’ SLITTATA AL 13 AGOSTO p.v.

Il Centro Studi di Storia del Paracadutismo Militare Italiano e l’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia propongono, dal 10 al 12 Settembre, un Battlefield Tour riguardante le operazioni militari che, dal luglio al settembre 1943, videro protagoniste il X Reggimento Arditi ed il 185° Reggimento Paracadutisti della Divisione “Nembo” in Sicilia ed in Calabria. I partecipanti avranno la passibilità di approfondire la storia operativa di questi due reparti, e, soprattutto, di visitare alcuni dei campi di battaglia in cui furono impegnate le due unità d’élite del Regio Esercito.


NEL CASO IN CUI NON SI RAGGIUNGA LA QUOTA DEI PARTECIPANTI,
SARA’ CURA DELL’AGENZIA RESTITUIRE L’INTERO IMPORTO VERSATO.

RACCOMANDIAMO QUINDI DI NON PRENOTARE AEREI E/O TRENI FINO ALLA CONFERMA DELLA EFFETTIVA FATTIBILITA’ DELL’INIZIATIVA


IL PROGRAMMA DETTAGLIATO
E LA SCHEDA DI PARTECIPAZIONE  SONO SCARICABILI QUI
PROGRAMMA-BATTLEFIELD-TOUR.pdf (54 download) SCHEDA-PARTECIPAZIONE.pdf (45 download)

CAMPIONATO NAZIONALE ANPd’I DI PRECISIONE IN ATTERRAGGIO – TROFEO CITTÀ DI NOVI LIGURE

CAMPIONATO   NAZIONALE ANPd’I
DI PRECISIONE IN ATTERRAGGIO

TROFEO CITTÀ DI  NOVI LIGURE
11-12 SETTEMBRE 2021

NOVI LIGURE, AEROPORTO E. MOSSI

La competizione, organizzata dall’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia Sezione di Alessandria con la collaborazione della Prima Zona (Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta), si svolgerà nei giorni 11 e 12 Settembre 2021 presso l’Aeroporto E. Mossi di Novi Ligure.

Dalle 9.00 alle 18.00 di venerdì 10 settembre sarà possibile effettuare lanci di allenamento.

 

IL REGOLAMENTO CON INFO NEL DETTAGLIO
E IL MODULO DI PARTECIPAZIONE

POSSONO ESSERE SCARICATI QUI
Campionato-Anpdi-precisione-2021-Regolamento-1.pdf (121 download) Campionato-Anpdi-precisione-2021-Modulo-iscrizione.pdf (61 download)

PUBBLICATO FOLGORE MAGGIO-GIUGNO 2021

All’interno di questo terzo numero del 2021, gli eventi più rilevanti di Maggio e Giugno, il Giro d’Orizzonte DALL’ASIA CENTRALE AL SAHEL del Presidente Nazionale, gli articoli di attualità sugli eventi più rilevanti accaduti in questi due mesi, lo SPECIALE Brigata Paracadutisti Folgore: Missione in Afghanistan, le notizie dai REPARTI IN ARMI e quelle inviateci dalle Sezioni ANPd’I con le attività svolte e sugli eventi tristi per tutti quei soci che hanno effettuato il loro ultimo lancio… Buona lettura! Folgore!

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FAUSTO BILOSLAVO VINCITORE DEL PREMIO CESCO TOMASELLI

Congratulazioni a Fausto Biloslavo, vincitore del premio Cesco Tomaselli per i suoi reportage dai teatri delle crisi più complicate del nostro spicchio di mondo. L’ANPDI è orgogliosa di avere in lui il Direttore di questa nostra rivista associativa Folgore e di essere rappresentata da un personaggio della sua caratura nel campo del giornalismo più attento a quello che succede nel mondo. Leggi la notizia https://www.ilgiornale.it/news/cronache/i-racconti-biloslavo-fronte-premio-cesco-tomaselli-1961339.html

È MORTO CARLO MURELLI, IL NOSTRO PRESIDENTE ONORARIO

Quando la morte arriva alla bella età di cent’anni normalmente il dolore per la scomparsa si esprime in forme diverse da quello che si scatena con tutta la sua violenza quando si tratta di un giovane, come abbiamo sperimentato spesso anche in questi anni soprattutto quando cadevano nostri giovani soldati in operazioni o in addestramento. Ma non per questo la perdita di Carlo rappresenta un colpo meno grave e doloroso per la nostra Associazione, della quale era Presidente Onorario. Una Presidenza, la sua, alla quale cercava di dare sostanza seguendo la vita associativa e le cerimonie della Specialità con assiduità, anche quando questo comportava trasferimenti disagevoli, per uno della sua età, lungo le strade della penisola.

  

La sua è stata una presenza costante nei ranghi dell’ANPDI, da quando – reduce dalla campagna d’Africa nella Folgore – ne era stato uno dei fondatori, in quel dopoguerra nel quale i migliori si impegnavano per la ricostruzione nazionale. Presidente della Sezione di Como e poi di quella di Lecco, nonché Consigliere Nazionale della 2^ Zona, in una terra che ha dato molti giovani alla Folgore e al paracadutismo militare, ha interpretato questi suoi ruoli travasando tutta la sua passione di soldato italiano nella formazione di migliaia di giovani attratti dal nostro paracadutismo, moltissimi dei quali sono approdati successivamente nelle unità della Specialità.

Come Presidente Onorario dell’ANPDI non ha mai fatto mancare la sua parola e il suo incoraggiamento, anche con riferimento alle attuali difficoltà connesse con la sospensione dell’attività aviolancistica che ci vede impegnati in una difficile battaglia per difendere, con la nostra dignità, quello che ci è stato consegnato dai soldati come lui.

Era un uomo dal carattere schivo e discreto, che gli faceva rifuggire la visibilità che il suo ruolo, ma soprattutto la sua natura di Reduce del periodo più glorioso per la Specialità, gli avrebbero fatto ben meritare. Ed era un uomo generoso, come sanno esserlo i veri paracadutisti, tra gli antesignani di quel fenomeno del “volontariato” che lo ha portato ad impegnarsi per gli altri anche nelle fila della Croce Rossa.

Come spesso succede ai tanti che iniziano la propria avventura in gruppo, a scuola o in caserma negli anni verdi, tra i lazzi e gli scherzi dei coetanei, ha concluso la parabola della sua lunga vita nella solitudine di un istituto per anziani dove si era ricongiunto alla moglie all’inizio di questo ultimo anno e mezzo di segregazioni forzate alle quali sono costretti anche i sani e i giovani. Ma non era stato abbandonato dall’affetto dei suoi paracadutisti, che non gli hanno fatto mancare mai la loro voce e il loro affetto, seppur con le difficoltà del momento presente.

 

Insomma, ora siamo ancora più soli. Ma è dalla consapevolezza del valore di quello che ci hanno lasciato i paracadutisti della generazione di Carlo che esce rafforzata la nostra volontà di proseguire sulla stessa strada che lui e i suoi commilitoni hanno tracciato per noi a partire da più di ottant’anni fa.

Folgore!

Il Presidente Nazionale
Gen. C.A. Marco BERTOLINI

PAR. CARLO MURELLI – Classe 1921

Arruolato nel 1941 .
Giunge alla Scuola di Tarquinia nel marzo 1942 .
Destinato a Rovezzano (FI), in maggio, viene inquadrato nella 17^ cp. (Ten. Fonseca e successivamente Ten. Piccinni) del 6° Btg (Magg. Taffiorelli) .
In giugno viene trasferito a Ostuni .
Il 25 luglio giunge in Africa, aeroporto di Tobruk, con l’ultimo trasporto truppe avvenuto per via aerea. Dopo di Lui i trasporti avverranno via mare.
Il 26 luglio viene spedito nel deserto di El Alamein, raggiungerà il settore di Naqb Rala a ridosso del Qaret El Himeimat. Più a Sud solo la depressione di El Qattara.
Il 23 ottobre del 1942 il Suo reparto si scontrerà con le divisioni Alleate 7^ corazzata e 44^.
Nella notte tra il 2 e il 3 novembre avviene il ripiegamento.
All’alba di venerdì 6 novembre sarà Lui a sparare, con la Sua Breda, l’ultimo caricatore da 20. Poi alle 16.35, al comando del col. Camosso, i 306 superstiti della Folgore verranno recuperati dagli inglesi con l’Onore delle Armi.
In prigionia venne trasferito dal campo dei Laghi Amari, a sud del Cairo, ai campi 310 – 308 – 306 – 304 – 305 – nel diroccato Hotel Berenice di Bengasi e quindi ad El Agheila fino al rientro in Patria avvenuto nel settembre del 1946 dopo una prigionia di 46 mesi.
Nel 1951 si presenta volontario alla C.R.I. che sta organizzando un efficiente e moderno servizio volontario che si occupi, tra l’altro, anche delle donazioni di sangue (l’odierna AVIS). Dodici anni sulle autoambulanze e trenta come donatore con al Suo attivo 106 prelievi (60 a Milano e 46 a Lecco).
Sempre disponibile anche per donazioni a domicilio. Quando, per raggiunti limiti, gli verrà negata la possibilità di continuare, non abbandonerà l’Istituto ma continuerà la sua opera come attivo collaboratore d’ufficio presso la sede di Lecco. Rifiuterà sempre cariche e onorificenze.

Socio fondatore della sezione di A.N.P.d’I. di Como è stato poi l’artefice della nascita della sezione di Lecco, dalla quale non si è più staccato e all’interno della quale ha rivestito, a più riprese, la carica di Presidente e di vice Presidente.

Negli anni è stato investito anche della carica di Consigliere della 2^ Zona (Lombardia) partecipando a tutte le Assemblee Nazionali. Più volte ha rivestito l’incarico di Direttore di Esercitazione A.N.P.d’I. per lanci sotto controllo militare.

Grande maestro di vita ha sempre insegnato ai Suoi “ragazzi” il rispetto per le istituzioni e l’obbedienza alle leggi dello Stato. Li ha spronati alla vita sportiva e all’attività lancistica mirata al proselitismo del paracadutismo militare nel ricordo del sacrificio di chi immolò la propria giovane vita non nell’esaltazione dei vent’anni o per fede politica ma, più semplicemente, in obbedienza alla Patria.

Il Presidente della Sezione ANPDI di Lecco
par. Tavola Arnaldo

 

ULTIMO LANCIO DEL LUPO. PIETRO AMADIO SE NE È ANDATO

Se n’è andato anche il Lupo, Pietro Amadio, conosciutissimo Sottufficiale del Battaglione Sabotatori paracadutisti, prima, e del 9° Col Moschin poi. Il Lupo, punto di riferimento ed esempio per generazioni di paracadutisti, sabotatori ed incursori; e lui stesso paracadutista, sabotatore ed incursore di razza, come si dice. Di gran razza. Montanaro vero, come solo sapevano esserlo i ragazzi della prima metà del secolo scorso cresciuti dove l’Appennino si fa più tosto, in quell’Abruzzo e in quell’Irpinia dove il sole picchia duro e il maltempo non si limita ad essere tale ma si trasforma in bufera, anzi in bùfera come diceva lui a noi pinguini ingrumati che gli arrancavamo dietro sbuffando e imprecando (sottovoce per non farlo imbufalire!) su per i bricchi delle Alpi delle quali era diventato un conoscitore ed amante come pochi. Lui, Accademico e Istruttore di alpinismo, era un paracadutista d’altri tempi, che apriva la bocca solo per dire cose vere, parole sincere. Parole che si trasformavano in proverbi e in mottetti per battezzare e trasformare gli scansafatiche, quelli col fiato corto, quelli che preferivano la discesa, in favore di gravità, in lupetti appassionati come lui nella caccia alle imprese difficili. Appassionati della fatica, del freddo, del sudore che nessuno come lui sapeva trasformare in vera scuola di vita. In filosofia di vita.

Se n’è andato in tarda età, dopo una breve ma devastante malattia che l’ha privato alle figlie ma che l’ha ricongiunto ad Onorina, la sua dolce sposa scomparsa un anno fa. Se n’è andato in questo grigio tramonto della luce nel quale il distanziamento tra le persone è scambiato per valore, la rinuncia ai contatti è diventata un obbligo; dove il nascondimento dell’identità dietro barriere di garza sul muso si impone come simbolo di un’epoca che bandisce l’identità e la personalità. Soprattutto quelle dei forti come lui.

Un Sottufficiale d’altri tempi si diceva una volta. Uno di quelli che hanno piena consapevolezza del proprio insostituibile ruolo di motore e carburante della macchina militare che da loro dipende, del battaglione che li macina, del mondo che li esprime. Uno che diceva pane al pane, con tutti e senza timidezze, con la forza che viene dall’educazione e dalla ragione, soprattutto quando c’è da valorizzare un giovane, da raddrizzare o indirizzare chi ne ha bisogno. Giovane o vecchio, superiore o inferiore che sia.

Ha vissuto una vita degna, in un’epoca nella quale non era difficile alimentare il proprio orgoglio di Italiani rispecchiandosi in personaggi della sua levatura morale, della sua forza fisica, della sua prorompente ed inesauribile generosità.

Ed è stato un uomo che ha amato molto. Ha amato la sua famiglia come il suo battaglione; la sua sposa e le sue figlie come i giovani scapestrati che affidati alle sue cure si trasformavano in poco tempo in guerrieri; i suoi bricchi come l’orto che negli ultimi anni curava con l’esperienza e la passione ritrovata del montanaro che in tenera età aveva scelto la strada delle armi e del dovere con le stellette sul bavero e le ali argentate sulla giubba.

Ed era uno che sapeva consigliare veramente, senza fare dei consigli la sua specialità, come i tanti esperti nel giudicare il lavoro di chi si da da fare e nei mille modi per lasciarglielo fare da solo. Lui, da solo non ha mai lasciato nessuno.

Non ci riuscirai neanche questa volta, Lupo. Almeno per un bel pezzo ti porteremo con noi.

PUBBLICATO FOLGORE MARZO-APRILE 2021

All’interno di questo secondo numero del 2021, gli eventi più rilevanti di Marzo e Aprile, il Giro d’Orizzonte UNIFORMI E DIVISE. QUALCHE RIFLESSIONE del Presidente Nazionale, il Reportage del Direttore LA GUERRA DIMENTICATA IN IRAQ gli articoli di attualità sugli eventi più rilevanti accaduti in questi due mesi, lo SPECIALE 75ª ASSEMBLEA NAZIONALE ANPd’I e lo SPECIALE FOIBE a cura di Matteo Carnieletto e Fausto Biloslavo, le notizie dai REPARTI IN ARMI e quelle inviateci dalle Sezioni ANPd’I con le attività svolte e sugli eventi tristi per tutti quei soci che hanno effettuato il loro ultimo lancio… Buona lettura! Folgore!

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ULTIMO LANCIO DEL GENERALE DI CORPO D’ARMATA FRANCESCO DE VITA

E’ morto il Generale Francesco De Vita, già Presidente Nazionale dell’ANPDI per due mandati, dal 1991 al 1996. Il Generale De Vita ha salito con grande successo personale tutta la scala gerarchica dell’Esercito ricoprendo importanti incarichi tra cui quello di Comandante delle Brigate Aosta e Folgore, della Divisione Ariete, della Regione Militare Meridionale, fino al ruolo di Ispettore delle Scuole.

Un cursus honorum di tutto rispetto, quindi, al centro del quale si incardina la sua lunga storia nella Folgore che l’ha visto Comandante del 5°battaglione, del 1° reggimento e, infine, della Brigata stessa alla fine degli anni ‘70, poco prima che si aprisse una stagione importante per la Specialità e per l’Esercito con le operazioni “fuori area”.

Come altri Comandanti ormai passati alla storia della Folgore di questo dopoguerra, a lui si deve quindi l’impulso dato alla preparazione militare della Grande Unità elementare in una fase che potremmo definire “di vigilia”, perché incentrata essenzialmente sull’addestramento delle unità e del personale e sulla preparazione agli impegni reali che sarebbero seguiti di lì a poco. Fu grazie all’impulso dato da lui e dai Comandanti di quel periodo che si rese naturale il ricorso ai paracadutisti quando, con l’operazione in Libano, si dovette ricorrere ad un’unità alla quale non erano consentiti margini di errore e che doveva tenere alta la bandiera ricevuta in eredità dai combattenti della seconda guerra mondiale.

Ma a parte questo ruolo, fu protagonista di un periodo di grandi trasformazioni anche con riferimento alla nuova dottrina delle Forze Speciali, quando quello che era il 9°battaglione d’assalto “Col Moschin” venne incaricato di predisporsi per interventi di antiterrorismo, mentre nell’ambito del 1° battaglione Carabinieri paracadutisti della Folgore iniziava a prendeva vita il seme di quello che poi sarebbe diventato il GIS. Era un periodo di grandi esperimenti e di grandi iniziative, quindi, quando tra le maggiori doti richieste a un Comandante doveva comparire quella dell’iniziativa e di accettazione del rischio.

Carisma di Comandante e di Soldato, carattere fermo ma gentile, sincera attenzione al personale e profondo radicamento nella storia delle Grande Unità della quale ha vissuto in posizioni di grande responsabilità le fasi di crescita più significative ne fecero un Uomo di cui i paracadutisti della Folgore non si sarebbero più dimenticati, nonostante il lungo tempo trascorso da quegli anni a Livorno. E questo ricordo rimane indelebile in quanti, come chi scrive, ripercorse alcuni tratti della sua vicenda professionale come lui alla testa delle nostre aviotruppe, nella consapevolezza della grande eredità di passione folgorina che lui con le altre “Aquila 1” aveva saputo trasmettere.

I paracadutisti dell’ANPDI si stringono alla Signora Valeria e alla famiglia del Generale De Vita con questi sentimenti, esprimendo la loro partecipazione al dolore dei suoi cari con un tonante “Folgore!”.