ASSOCIAZIONE NAZIONALE

  PARACADUTISTI D'ITALIA

VANDA BERTONI HA EFFETTUATO L’ULTIMO LANCIO

La scomparsa di Vanda Bertoni ha colpito tutti i paracadutisti dell’Associazione con identico dolore. Vanda era un’istituzione per tutti noi, per il suo vissuto in guerra come Ausiliaria del reggimento Folgore della RSI, per il suo operoso e generoso impegno nel dopoguerra a favore dei propri camerati in difficoltà e delle loro famiglie, e per il valore aggiunto di passione che portò in dote all’Associazione fin dal suo nascere nell’immediato dopoguerra. Fu grazie a lei e a tante donne e uomini animati dagli stessi sentimenti che per i paracadutisti la pacificazione della quale lamentiamo tutti la mancanza a livello nazionale, fu cosa fatta già a partire dal 26 aprile 1945. Grazie a loro l’Associazione nasceva infatti come casa dei “paracadutisti” in quanto tali, senza gli steccati e i pregiudizi ideologici che ancora oggi in altri ambiti dividono con sempre maggiore virulenza gli Italiani in buoni e reprobi, in giusti e sbagliati, in bianchi, rossi e neri.Per questo, quando venne a mancare il nostro indimenticabile Presidente Onorario Carlo Murelli mi fu facile proporre che fosse Vanda a sostituirlo nell’importante carica, al fianco di Paola Del Din, altra grande Italiana che nel corso della guerra aveva militato, eroicamente, sul fronte opposto a quello di Vanda, ma con lo stesso amore per la nostra Patria. Vanda e Paola rappresentavano così emblematicamente la nostra passione per un’Italia orgogliosa di se stessa, della propria inimitabile storia che affonda le radici nei millenni, delle proprie tradizioni che la rendono unica a livello mondiale, senza timidezze né complessi di inferiorità nei confronti di nessuno.

 Vanda e Paola accettarono, ognuna col proprio stile dando una grande lezione di disponibilità e di attaccamento ai nostri valori. E dando corpo al nostro bisogno di unità.

Ora Vanda se n’è andata, dopo una lunga vita che ha attraversato fasi della storia nazionale nelle quali le passioni trafilavano attraverso un percorso di continue delusioni, speranze, illusioni, timori ed entusiasmi per il futuro. Non possiamo sapere quanto questo alternarsi di docce fredde e boccate di ossigeno influisse sulla sua fede per la nostra Patria. Ma ci era facile leggere nel suo cuore e cogliere lo stesso amore per l’Italia che l’aveva animata da giovane donna e poi da entusiasta appartenente all’associazione. Ci era facile giudicarla dal comportamento e dalle azioni, ascoltando il racconto di quanti beneficiarono della sua generosa, ostinata e coraggiosa operosità.

Amorevole madre di figli di altre madri, affettuosa sorella di fratelli di altre sorelle, seppe portare nel buio dello sconforto i colori e i calori che solo la famiglia può assicurare, concretizzando emblematicamente quella fraternità d’armi di cui anche noi, più modestamente, abbiamo potuto beneficiare.

Credo che per ricordarla non ci siano migliori parole di quelle che scrisse di lei il suo Comandante, Edoardo Sala.
Se il Capitano Bonola fu l’uomo giusto per risolvere i problemi di indole legale e aiutare i paracadutisti in prigione e Don Zinaghi l’uomo del Signore per lenire il dolore delle madri e rafforzare la fede, Vanda Bertoni, ausiliaria del S.A.F. nel 3° Btg., fu il cuore grande e generoso necessario per collegare, sostenere e aiutare tutti coloro che languivano nelle prigioni, soffrivano nella latitanza, pronta sempre a sensibilizzare quelli che erano rimasti fuori, spronarli affinchè offrissero il loro contributo di fede, di sostegno morale ed economico ai fratelli più sfortunati”.

Solo una donna di così elevati sentimenti, capace di grandi impulsi ed azioni, altruista e premurosa, può esprimere armoniosamente sentimenti umani, equilibrio affettivo, motivi delicati e giusta misura per assolvere, con pienezza di risultati, la grande, impegnativa missione che per quarant’anni ha svolto e sta ancora svolgendo Vanda Bertoni, per i morti e per i vivi.
Quante centinaia, forse migliaia di lettere ha scritto in ogni parte d’Italia per tessere mirabilmente la trama della solidarietà umana, quanti viaggi in treno, in tram, in corriera, in bicicletta e a piedi ha fatto per collegare e saldare i fili lontani ma tenaci della nostra grande famiglia, per riannodare vincoli, unire ancor più intenti e propositi, traducendo in aspetti concreti, con tenacia o con un sorriso dolce e accattivante, le intenzioni, le promesse affinché non rimanessero solo buoni proponimenti, trasformando l’entusiasmo, bello ma irrazionale, in un atto positivo e per ognuno ha avuto un ringraziamento, una parola, un gesto di solidale impegno, ricevendo in cambio, da tutti, sentimenti, consensi, stima ed ammirazione.

Quanti fratelli imprigionati hanno ricevuto da Vanda una riga di conforto, un segno di solidarietà, un motivo di speranza, un incitamento a resistere, a non disperare nella giustizia, negli uomini onesti e generosi che, grazie a Dio, allignano ancora in questa nostra Italia amata e vilipesa, che operarono anche in quegli anni buii che sapevano di medio evo e di inquisizione politica.

Nessuno di noi potrà mai dimenticare questo apostolato incredibile iniziato a vent’anni e non ancora terminato, nessuno potrà mai ricompensare questa nostra splendida e amata sorella paracadutista fra i paracadutisti in misura proporzionata alla missione affrontata, ai risultati ottenuti sia morali che umani.


Quando la triste parentesi del settarismo giudiziario si chiuse, seppellita finalmente dalla insopprimibile verità, Vanda Bertoni non smobilitò ma si dedicò ad una nuova e non meno encomiabile missione: ritrovare i resti di coloro che caddero nelle contrade del Piemonte e della Lombardia, identificarli, dar loro onorata sepoltura nel Sacrario dei paracadutisti di Tradate, sorto nel frattempo per volere dei superstiti, dare alle madri motivo struggente e pietoso di deporre un fiore sul sacello dei loro ragazzi e dire una preghiera.


Un compito eguale a quello assolto a Roma dalle madri dei caduti di Nettuno e dell’Acqua Buona e da altri paracadutisti, per riformare idealmente i ranghi del reggimento, far ritrovare assieme ai vivi i morti, dare agli ignori un nome e un degno posto dove riposare in pace per l’eternità. Tutto questo grande patrimonio morale lo dobbiamo a Vanda, alla sua missione, alla sua tenacia, al suo amore, alla sua fede. Al riposo barattato con la fatica, alla giovinezza offerta generosamente e disinteressatamente, anno dietro anno, in cambio del ritrovamento della salma di un Caduto, del ringraziamento commosso di una madre o di un compagno d’armi, del premio senza prezzo di poter collocare nel giusto riposo del Signore, ciò che restava di una vita stroncata a vent’anni.


Tutto questo dobbiamo a Vanda Bertoni, ed altro ancora.

Insignita giustamente per la sua umanitaria missione di fratellanza e d’amore della Stella al Merito della Bontà, nominata meritatamente Cavaliere dell’O.M.R.I., paracadutista con diversi lanci, Vanda rappresenta ancora oggi, per tutti noi, un simbolo di ciò che una donna coraggiosa e armata solo della fede, della volontà e di grandi sentimenti è in grado di realizzare.

Nessuna ricompensa è adeguata come ringraziamento per questa lunga missione di fede e d’amore, ma se tu, Vanda, ti accontenti del nostro affetto, della nostra riconoscenza e della grande stima che ti portiamo puoi sentirti felice, serena e interamente appagata.

Edoardo Sala

PUBBLICATO FOLGORE MAGGIO-GIUGNO 2022

All’interno di questo terzo numero del 2022, gli eventi più rilevanti di Maggio e Giugno 2022,  il Giro d’Orizzonte  che come il numero scorso ha come argomento le ultime sentenze del TAR, gli articoli di attualità sugli eventi più rilevanti accaduti in questi due mesi, le notizie dai Reparti in Armi e quelle inviateci dalle Sezioni ANPd’I con le attività svolte e quelle sugli eventi tristi per tutti quei soci che hanno effettuato il loro ultimo lancio… Vi ricordiamo inoltre che questo numero sarà fruibile esclusivamente on-line.  Buona lettura! Folgore!

Download eseguibile cliccando sul minimale di copertina nella colonna a fianco.

CONCLUSO CON SUCCESSO IL CONVEGNO SU “LA FOLGORE NELLA BATTAGLIA DI EL ALAMEIN”



Si è svolto ieri, nella splendida cornice della Sala delle Conferenze dell’Archivio di Stato di Siena, il convegno promosso dal Centro Studi di Storia del Paracadutismo Militare Italiano dell’ANPd’I su “La Folgore nella Battaglia di El Alamein” che ha riscosso una notevole partecipazione di pubblico.

Nella gremita ed attenta Sala si sono alternati al tavolo dei relatori la Dottoressa Cinzia Cardinali, Direttrice dell’Archivio di Stato di Siena, che ha evidenziato come il “parlare di storia” trovi naturale collocazione nell’Archivio luogo eletto per la conservazione appunto della storia vissuta di ogni comunità.

Successivamente il Sindaco di Siena Avvocato Luigi De Mossi nel porgere il saluto della cittadinanza ha evidenziato alcuni aspetti salienti della battaglia innestandoli con i ricordi del padre combattente nella 2^ Guerra Mondiale.

Il Presidente Nazionale Gen. CA (ris) Marco Bertolini ha introdotto l’argomento collegando il valore della Folgore ad El Alamein a quello di tutti i soldati italiani che combatterono per la Patria nel secondo conflitto mondiale. Per il Gen. Bertolini, infatti, la Folgore non è stata l’eccezione che conferma la regola di una supposta e bugiarda incompatibilità italiana per le armi e la guerra ma, al contrario, il punto di condensazione di un valor militare diffuso tra tutte le componenti delle Forze Armate che si sacrificarono per la nostra Patria su tutti i fronti.



Il Prof. Federico Ciavattone, Direttore del Centro Studi di Storia del Paracadutismo Militare Italiano, ha compiutamente illustrato le fasi salienti della battaglia condotta dalla Folgore evidenziando che, dopo i tremendi combattimenti dal 23 al 26 ottobre che costrinsero i Britannici a spostare a nord la loro offensiva, la Folgore era ancora sulle sue posizioni che lasciò invitta solo all’ordine di ritirata dato dagli Alti Comandi.

Il Gen. B (ris) Enrico Pollini ha illustrato il tema “Eroi ed eroismi dei paracadutisti ad El Alamein” partendo dall’esame di tre diversi Decorati e delle loro motivazioni per la concessione della MOVM fino ad esaminare i fattori comuni di tutti i paracadutisti che portarono al complessivo eroico comportamento della Divisione andando così a determinare quella che è divenuta “l’epopea della Folgore ad El Alamein”.

Ha concluso il convegno il Comandante della Brigata Paracadutisti “Folgore” Gen. B. Roberto Vergori che ha mirabilmente effettuato il parallelismo con i paracadutisti soffermandosi sui valori dai quali, per essi, attingere ogni giorno linfa spirituale per adempiere ai propri doveri militari e la necessità di conoscere la propria storia, avvicinandola senza preconcetti di sorta, sia essa il punto di partenza per il presente ed il futuro.
Si ringrazia il Ministero della Difesa ed il Comune di Siena che hanno concesso il Patrocinio al convegno e l’Archivio di Stato di Siena per la splendida e fattiva ospitalità, il 186° Reggimento Paracadutisti Folgore che ha fornito un valido supporto tecnico per gli aspetti audio-visivi  tutte le Autorità presenti ed infine il folto pubblico giunto anche da luoghi lontani.          

PISA 21 OTTOBRE 2022 – 80° ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI EL ALAMEIN E FESTA DELLA SPECIALITA’ PARACADUTISTI

Il giorno 21 ottobre si terrà presso il Centro Addestramento Paracadutismo, Caserma Gamerra via di Gello n. 138 in Pisa, la commemorazione dell’80° Anniversario della Battaglia di El Alamein e Festa della Specialità Paracadutisti secondo le seguenti modalità disposte dal Comando Brigata:

    • Ingresso consentito al pubblico dalle ore 09.00
    • Inizio cerimonia alle ore 10.30
    • Non vi è la possibilità di parcheggio interno

RADUNO NAZIONALE ANPd’I 2023 – Asti 23, 24, 25 Giugno 2023

COMUNICATO STAMPA

Dal 23 al 25 giugno 2023 Asti ospiterà il 29° Raduno Nazionale dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia.
Un evento, ispirato e voluto dal Consigliere Nazionale del Primo Gruppo ANPd’I Paracadutista Enzo Gulmini, a cui fanno capo le Sezioni delle Regioni Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria che richiamerà migliaia di baschi amaranto in servizio e in congedo.
A guidare il raduno nazionale sarà il Generale di Corpo d’Armata Marco Bertolini, Presidente Nazionale ANPd’I e già comandante della Brigata paracadutisti “Folgore”.
Siamo onorati di essere stati scelti dai vertici dell’Anpdi Nazionale per ospitare questa grande, straordinaria adunata – dice il Paracadutista Ivo Fornaca attualmente Probiviro Nazionale del Primo Gruppo – che arriva dopo una serie di grandi eventi organizzati nella nostra Città, ultimi dei quali il raduno interregionale ANPd’I e lo scoprimento di un monumento nel parco di Lungo Tanaro dedicato ai paracadutisti d’Italia voluto e realizzato dalla Sezione Provinciale di Asti“.
Sono centinaia gli astigiani che hanno prestato servizio nella Brigata Paracadutisti “Folgore”, che anche oggi tra le proprie fila conta numerosi astigiani.
In questi mesi che precedono l’Adunata Nazionale sono in programma diversi eventi collaterali per raccontare storia e protagonisti di questo straordinario Corpo Militare, che ogni anno celebra tra l’altro il sacrificio della allora “Divisione Folgore”, tra le sabbie del deserto nordafricano di El Alamein, il 23 ottobre 1942. In quella occasione i soldati inglesi resero l’onore delle armi ai paracadutisti italiani sopravvissuti all’epica battaglia.
Sarà ricordata anche la figura del Generale di Corpo d’Armata Franco Monticone, astigiano, recentemente scomparso, già Comandante della “Folgore” e, prima ancora, dell’allora Battaglione (oggi Reggimento) Incursori “Col Moschin” (meglio conosciuto come “Il Nono”) erede delle tradizioni degli Arditi della Grande Guerra.
È con grande onore e piacere – ha dichiarato il Sindaco di Asti Maurizio Rasero – che rivolgo il saluto dell’Amministrazione Comunale e mio personale all’ANPd’I in occasione del 29° Raduno Nazionale. Accogliere i tanti paracadutisti che prenderanno parte a questa Adunata, prestigioso evento che per tre giorni ravviverà le vie della nostra Città con numerosi appuntamenti, rappresenta un onore e un privilegio, di cui come Sindaco, sono riconoscente. Il mio ringraziamento – conclude il Primo Cittadino nel suo saluto – e quello di tutti gli astigiani va a tutti i Parà della Sezione di Asti, da sempre vicini alle esigenze del nostro territorio con il loro impegno e il loro lavoro”.
L’Adunata Nazionale dei Paracadutisti d’Italia – ha commentato Riccardo Origlia, Assessore al Turismo e Manifestazioni, Gemellaggi e Unesco, Promozione del Territorio, Agricoltura, Cibo e Vino – porterà numerosi paracadutisti da tutta la penisola che troveranno ad Asti quell’accoglienza e quel senso di fratellanza che contribuiranno a valorizzare e a far meglio comprendere il nostro patrimonio artistico ed enogastronomico. Un pensiero commosso va al Generale di Corpo d’Armata Franco Monticone, recentemente scomparso. Un figlio della nostra terra, un parà, un grande ufficiale”.
Di tutto questo si parlerà in una conferenza stampa di presentazione dell’evento in programma per il 14 Ottobre ore 10,00 presso la Sala Gianni Basso del Teatro Alfieri di Asti.
Seguiranno info dettagliate prossimamente.

COMUNICATO

Si informa che il procedimento penale pendente davanti al Tribunale di Salerno, nel quale dal 2015 l’Associazione era impegnata quale parte offesa, è stato archiviato con provvedimento del giorno 3 ottobre.

La questione più delicata riguardava il vaglio di liceità di rapporti negoziali relativi ad un velivolo di notevole valore.

La lunga fase delle indagini preliminari si era inizialmente chiusa con la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura della Repubblica, la quale aveva ritenuto sussistere elementi per sostenere l’accusa in giudizio, qualificando i principali fatti all’esame in modo addirittura più grave di quanto ipotizzato dall’Associazione.

Nel successivo passaggio processuale (udienza preliminare), il Giudice per l’Udienza Preliminare, chiamato ad un ulteriore vaglio delle accuse formulate dalla Procura della Repubblica, le aveva ritenute suscettibili di essere oggetto di un processo dibattimentale, e quindi aveva accolto la richiesta del P.M. disponendo il rinvio a giudizio degli imputati.

La posizione dell’Associazione, fino a quel momento, era stata dunque ritenuta meritevole di tutela da parte dei magistrati che avevano trattato la questione.

Giunto alla soglia del dibattimento, tuttavia, il procedimento incontrava una battuta d’arresto, in quanto veniva accolta un’eccezione avversaria di nullità del capo di imputazione formulato dal P.M., circostanza che comportava la restituzione degli atti alla Procura della Repubblica per la miglior definizione delle incolpazioni.

A quel punto la Procura della Repubblica, che inizialmente aveva sostenuto l’accusa (aggravandola), anziché meglio definire le incolpazioni, riteneva di modificare il suo convincimento e di chiedere l’archiviazione.

L’archiviazione veniva quindi accolta dal Giudice per le Indagini Preliminari.

Il tempo trascorso per pervenire all’archiviazione (oltre sette anni e mezzo), e i provvedimenti processuali contrastanti, dimostrano la complessità di una situazione che non poteva essere trattata semplicemente a livello associativo.

Peraltro, proprio alla luce di tale complessità, in questi anni l’Associazione si è sempre astenuta dal dare clamore alla vicenda, anche nei momenti in cui i provvedimenti della magistratura sembravano deporre per un esito favorevole.

PELLEGRINAGGIO EL ALAMEIN DAL 25 AL 28 ottobre 2022 – PROGRAMMA DI VIAGGIO

Da tempo l’Associazione ha fatto richieste ad operatori turistici per lo svolgimento di un viaggio ad El Alamein da svolgersi nel periodo fine ottobre /inizio novembre ma i contatti sono stati, da parte degli operatori turistici, un susseguirsi di cambi di date e modalità di viaggio che hanno continuamente fatto slittare le proposte in un ininterrotto “tira e molla”.

Alla fine si sono concretizzate due proposte di cui una con tempi ancor più stretti, rispetto a quelli già stringenti della proposta allegata, in merito alla data entro cui fare le prenotazioni e per questo scartata.

Si invitano quindi i soci che intendono partecipare al pellegrinaggio di inviare i nominativi di coloro che intendono partecipare alla propria Sezione ANPd’I di appartenenza in modo che quest’ultima possa trasmetterla a chi gestisce il Pellegrinaggio.

LE ADESIONI ALLA PROPRIA SEZIONE DOVRANNO ESSERE INVIATE ENTRO E NON OLTRE il 26 SETTEMBRE p.v.

SI INFORMA ALTRESI’ CHE IL PELLEGRINAGGIO NON E’ GESTITO IN ALCUN MODO DALLA PRESIDENZA NAZIONALE BENSI’ DA UNA SEZIONE ANPDI CHE RICEVERA’ LE ADESIONI ESCLUSIVAMENTE DALLE SEZIONI DELL’ASSOCIAZIONE.

Ci scusiamo per la ristrettezza dei tempi dovuta esclusivamente alla particolarità del momento che vedono l’Egitto meta particolarmente richiesta.


CLICCA QUI PER SCARICARE IL PROGRAMMA DI VIAGGIO
PELLEGRINAGGIO-EL-ALAMEIN-DAL-25-AL-28-ottobre-2022.pdf (258 download)

IL PARACADUTISTA FEDERICO CAPASSO HA EFFETTUATO IL SUO ULTIMO LANCIO


Questa notte all’età di 46 anni dopo aver lottato tenacemente contro una malattia che si era palesata meno di un anno fa e resa ancor più aggressiva dal sopraggiungere del covid, il Paracadutista Federico Capasso ha effettuato il suo ultimo lancio. Federico ha combattuto fino in fondo e, degno erede dei Leoni della Folgore che tanto amava, sempre con quello spirito scanzonato che Li contraddistingueva.

Dopo aver conseguito il Brevetto di Paracadutista Militare e aver svolto il suo servizio al Comando Brigata Paracadutisti Folgore si è iscritto nella Sezione di Roma ed è stato da subito uno dei più assidui frequentatori, poi collaboratore e Dirigente nonché membro del Collegio Nazionale dei Sindaci Revisori.
Sempre primo tra i primi a organizzare e portare avanti le iniziative prese dalla Sezione di Roma non ha lesinato il suo tempo nonostante i suoi pressanti impegni di lavoro quale affermato Dottore Commercialista: avendo conseguito la qualifica di Istruttore di Paracadutismo f.v. A.N.P.d’I era sempre presente ai corsi di paracadutismo, agli addestramenti ed ai lanci.
Non c’è stata manifestazione, commemorazione o cerimonia alla quale Federico non abbia partecipato orgoglioso del suo Basco amaranto e dell’essere Paracadutista.
In particolare ad El Alamein in occasione del 70° anniversario della grande battaglia orgoglioso Alfiere con il Labaro della Sezione di Roma e, quale Alfiere del Medagliere Nazionale, quando assieme al nostro Presidente Nazionale effettuò il lancio delle Bandiere di Guerra nella commemorazione del fatto d’arme di Poggio Rusco.
Federico aveva un carattere solare, gentile, di poche ma profonde parole, infondeva subito tra gli astanti una sensazione di sicura fortezza d’animo.
Ora quel Basco da Lui amato, per suo volere, lo accompagnerà nel suo ultimo decollo, e Federico lo porterà al seguito quando si radunerà al cospetto di S. Michele Arcangelo ad ingrossare le schiere dei Paracadutisti che lo hanno preceduto.
Ci mancherai molto Camerata, come mi chiamavi sempre, ma dopo le lacrime di questi giorni ti ricorderemo sempre con il sorriso e Tu sarai sempre con noi e marceremo sempre fianco a fianco.

Per chi volesse tributargli un ultimo saluto i funerali si svolgeranno lunedì 29 agosto alle ore 10:00 presso la Basilica di S. Lorenzo fuori le Mura sita in Roma, Piazzale del Verano n. 3.

Il Direttore Tecnico della Sezione di Roma
Domenico Aloi

È MORTO IL GENERALE FRANCO MONTICONE

IL GENERALE FRANCO MONTICONE

Ce l’aspettavamo…anche se continuavamo a sperare. La malattia con la quale il Generale Franco Monticone (nato ad Asti, il 13 feb.1940) ha combattuto in questi ultimi anni non concedeva tuttavia illusioni, anche se non era riuscita a piegarne il carattere e a ridurne la volontà di interpretare fino all’ultimo il ruolo di granitico Soldato nel quale si era imposto nel corso di una vita intensa.

Sarebbe ipocrita o almeno inappropriato affermare, come spesso si fa, che “se n’è andato in silenzio come in silenzio ha vissuto”. Se, infatti, è il silenzio la cifra di questi ultimi anni della sua vita, non lo è di tutta la sua vicenda umana, come accade a quanti lasciano veramente un segno del proprio passaggio a partire, ma non solo, dal ricordo di quanti lo hanno incrociato ed amato.

È stata una vita “rumorosa”, la sua, infatti, come ci si deve aspettare da colui che probabilmente ha interpretato nella maniera più emblematica una certa idea di paracadutista e di incursore italiano in questo dopoguerra.

Subito dopo la frequenza del 15° Corso presso l’Accademia Militare e la Scuola di Applicazione, venne assegnato alla specialità alpina, dalla quale transitò a richiesta nei paracadutisti dove comandò la XV compagnia del 5° Battaglione. Ma non era ancora abbastanza per lui che volle quindi entrare in quello che allora si chiamava Battaglione Sabotatori Paracadutisti, qualche anno dopo ribattezzato 9° Btg. d’Assalto par. “Col Moschin”.

E nel Col Moschin portò tutta la sua passione di Soldato, fino a comandare l’unità tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, quando su di lui puntarono i vertici delle Forze Armate per creare un’unità in grado di confrontarsi con la nuova minaccia del terrorismo. “Il battaglione” come lui avrebbe continuato a chiamarlo anche dopo l’elevazione ordinativa a Reggimento, rappresentava la sintesi più alta dello spirito e delle tradizioni che facevano capo alla storia della Folgore e a quella dei reparti Arditi della 1^ Guerra Mondiale, e in quanto tale costituiva l’ambiente ideale nel quale innestare nuove capacità.

Grazie alla sua forza carismatica, seppe sfruttare al meglio la “chimica” particolare che lega i componenti all’unità, proponendosi al tempo stesso quale loro Comandante – risoluto ad ottenere quello che ci si aspettava da lui e dai suoi uomini – e Capo Branco di un’unità che ha nel volontarismo spinto dell’Ardito e nell’identità orgogliosa del Paracadutista i propri più travolgenti valori aggiunti.

Il reparto reagì nella maniera giusta, proiettandosi, sotto la sua guida, in nuove attività. Se fino a quel momento l’unità si era addestrata soprattutto sulla mobilità e al combattimento ambientale, dall’alta montagna all’ambiente marino e subacqueo, con lui si concentrò anche sull’addestramento al combattimento più tecnico, senza comunque abbandonare la sua natura originale.

E questo non sarebbe potuto accadere se in quel momento non ci fosse stato uno come lui, in grado di assumersi responsabilità nuove, per nuove attività e per nuovi rischi che dovevano affrontare i suoi soldati e lui stesso. Fu quindi nel contesto della lotta al terrorismo che con lui che iniziammo le esercitazioni di irruzione a fuoco all’interno di strutture abitative sfruttando casolari deserti che all’epoca ancora erano disponibili in Toscana e che i proprietari ci lasciavano utilizzare. Inventammo con lui i sistemi più impensabili per aprire porte, finestre e muri e per illuminare la notte in un’epoca nella quale le meraviglie dei visori notturni erano ancora di là da venire. E in quelle condizioni facevamo brillare cariche esplosive per aprire porte e muri, correvamo e sparavamo spintonandoci per stanze buie, sempre rigorosamente in esercitazioni nelle quali era esclusa ogni possibilità di ricognizioni o prove in bianco di preparazione.

Ma non si limitò a farci zompettare (come diceva lui) per boschi, monti e casolari, per fiumi e mari, alla ricerca di qualche capacità non ancora acquisita o da perfezionare. Seppe trasferire il tutto in documenti e approfondimenti dottrinali e tecnici che si rivelarono preziosi anche per altri reparti, come quelli Speciali delle Forze dell’Ordine, quando a loro volta decisero di dotarsi di specifiche capacità di antiterrorismo.

Il “battaglione” rappresentò solo l’inizio di una carriera che si preannunciava splendida e che lo vide successivamente quale Capo di Stato Maggiore, Vice Comandate e poi Comandante della Brigata paracadutisti “Folgore”. In questi ruoli trasferì nella Grande Unità, che a quei “bei tempi” assommava a più di diecimila uomini e includeva realtà atipiche come il Battaglione Carabinieri Tuscania e il 26° Gruppo Squadroni dell’Aves, la spregiudicatezza e la tensione operativa che aveva già trasmesso al Col Moschin, premendo l’acceleratore dell’addestramento quale funzione principale ed essenziale del Soldato, senza la quale lo stesso tale non è.

Rese operativa la sua profonda conoscenza della dottrina militare a tutto tondo e soprattutto la sua caratura di esperto delle tattiche della Fanteria, affermandosi quale ideatore ed organizzatore di importanti e innovative esercitazioni che consistevano spesso nella riscoperta e nell’aggiornamento di capacità dimenticate per colpa della falsa idea che cominciava a farsi strada, secondo la quale la tecnologia sarebbe stata in grado di sostituire l’impegno duro, ruvido e disagevole, sul campo, del soldato. Quest’ultimo doveva essere forte, resistente, motivato, con capacità che non potevano che essere frutto di applicazione continua e di pesanti sacrifici. E di sacrifici se ne addossò egli stesso, non facendo mai mancare la sua presenza, i suoi incoraggiamenti e i suoi devastanti “cazziatoni”, quando necessario, ma sempre con lo spirito di chi si sente al servizio dei propri uomini e di chi coltiva l’etica del dovere come regola di vita alla quale non è consentito sottrarsi. A nessun costo.

Per questo, non ha mai fatto mancare a chi ne aveva bisogno il suo aiuto, impegnandosi in prima persona e risolutamente a questo fine.

Seppe imporsi quale esempio per parigrado e collaboratori, nonché quale impegnativo riferimento per i suoi superiori, in qualche caso costretti dal suo rigore operativo ad alzare l’asticella delle loro stesse prestazioni di comando.

Ma fu soprattutto nei confronti dei più giovani che esercitò la maggiore fascinazione, circondandosi di un vivaio di Ufficiali e Sottufficiali che ne avrebbero seguito le orme, ognuno nel proprio ambito, confermandosi riferimenti nelle minori come nelle Grandi Unità della Forza Armata.

Il “passaggio” del Gen. Monticone, “Battilocchio” come lo chiamavamo dal nome del personaggio di fantasia protagonista delle sue “parabole” educative nei confronti di noi entusiasti ragazzini, ha dato impulso al percorso che ha portato il Col Moschin, la Brigata paracadutisti Folgore e poi tutto il comparto “speciale” dell’Esercito, ai livelli di efficienza operativa attuali.

Ma è soprattutto l’Esercito stesso che deve anche a lui l’acquisizione di molte delle capacità addestrative ed operative che hanno consentito di affrontare un futuro spesso difficile, nel quale i suoi baschi amaranto avevano sempre un ruolo di primo piano.

Col collocamento in quiescenza una ventina d’anni fa, non ha smesso di seguire il suo “battaglione” e la sua Brigata, con estrema discrezione e quasi con timidezza, alimentando il suo orgoglio di incursore e di paracadutista nell’ambito dell’Associazione Nazionale Incursori e quale Presidente onorario della sezione romana dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia i cui eventi seguiva con passione costante.

È stata una generazione di Comandanti e di paracadutisti generosa, quella nella quale lui si impose in quegli anni. Per questo, con lui e con i molti come lui, di tutti i gradi, che stanno “passando” in questi anni, tramonta veramente un’epoca. Un’epoca della quale, anche per merito suo, non possiamo non provare nostalgia, seppur senza rimpianti.

Folgore!

Il Presidente Nazionale
Gen. C.A. Marco Bertolini

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