ULTIMO LANCIO DEL GENERALE DI CORPO D’ARMATA FRANCESCO DE VITA

E’ morto il Generale Francesco De Vita, già Presidente Nazionale dell’ANPDI per due mandati, dal 1991 al 1996. Il Generale De Vita ha salito con grande successo personale tutta la scala gerarchica dell’Esercito ricoprendo importanti incarichi tra cui quello di Comandante delle Brigate Aosta e Folgore, della Divisione Ariete, della Regione Militare Meridionale, fino al ruolo di Ispettore delle Scuole.

Un cursus honorum di tutto rispetto, quindi, al centro del quale si incardina la sua lunga storia nella Folgore che l’ha visto Comandante del 5°battaglione, del 1° reggimento e, infine, della Brigata stessa alla fine degli anni ‘70, poco prima che si aprisse una stagione importante per la Specialità e per l’Esercito con le operazioni “fuori area”.

Come altri Comandanti ormai passati alla storia della Folgore di questo dopoguerra, a lui si deve quindi l’impulso dato alla preparazione militare della Grande Unità elementare in una fase che potremmo definire “di vigilia”, perché incentrata essenzialmente sull’addestramento delle unità e del personale e sulla preparazione agli impegni reali che sarebbero seguiti di lì a poco. Fu grazie all’impulso dato da lui e dai Comandanti di quel periodo che si rese naturale il ricorso ai paracadutisti quando, con l’operazione in Libano, si dovette ricorrere ad un’unità alla quale non erano consentiti margini di errore e che doveva tenere alta la bandiera ricevuta in eredità dai combattenti della seconda guerra mondiale.

Ma a parte questo ruolo, fu protagonista di un periodo di grandi trasformazioni anche con riferimento alla nuova dottrina delle Forze Speciali, quando quello che era il 9°battaglione d’assalto “Col Moschin” venne incaricato di predisporsi per interventi di antiterrorismo, mentre nell’ambito del 1° battaglione Carabinieri paracadutisti della Folgore iniziava a prendeva vita il seme di quello che poi sarebbe diventato il GIS. Era un periodo di grandi esperimenti e di grandi iniziative, quindi, quando tra le maggiori doti richieste a un Comandante doveva comparire quella dell’iniziativa e di accettazione del rischio.

Carisma di Comandante e di Soldato, carattere fermo ma gentile, sincera attenzione al personale e profondo radicamento nella storia delle Grande Unità della quale ha vissuto in posizioni di grande responsabilità le fasi di crescita più significative ne fecero un Uomo di cui i paracadutisti della Folgore non si sarebbero più dimenticati, nonostante il lungo tempo trascorso da quegli anni a Livorno. E questo ricordo rimane indelebile in quanti, come chi scrive, ripercorse alcuni tratti della sua vicenda professionale come lui alla testa delle nostre aviotruppe, nella consapevolezza della grande eredità di passione folgorina che lui con le altre “Aquila 1” aveva saputo trasmettere.

I paracadutisti dell’ANPDI si stringono alla Signora Valeria e alla famiglia del Generale De Vita con questi sentimenti, esprimendo la loro partecipazione al dolore dei suoi cari con un tonante “Folgore!”.

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