A DIFESA DELLA DIGNITA’ DEL MILITE IGNOTO

L’ANPDI fu la prima, dopo i festeggiamenti della cosiddetta “festa della donna” del marzo 2017, a scrivere al Ministro della Difesa ed ai Capi di Stato Maggiore di Difesa ed Esercito per sollecitare una reazione di fronte al sacrilegio compiuto da un gruppo di femministe che, all’Altare della Patria, si esibirono mostrando le loro modeste pudenda con lo sfondo della tomba del Milite Ignoto. ASSOARMA si aggiunse alla nostra iniziativa promuovendo un’azione giudiziaria contro le stesse “smutandate” che, recentemente, è stata archiviata dall’autorità giudiziaria. Come si può leggere nel comunicato che segue, ASSOARMA non demorde e sta procedendo per impugnare la decisione di archiviazione del Pubblico Ministero, affermandosi così in un ruolo di sostituzione delle Istituzioni che le fa onore ma che avvilisce al tempo stesso.

L’ANPDI supporta con forza l’iniziativa di ASSOARMA, ritenendo vergognoso che comportamenti come quelli delle “smutandate” in questione non abbiano suscitato alcuna reazione né a livello governativo di allora né a livello giudiziario. Che si debba ricorrere a un giudice, per di più inutilmente come in questo caso, per difendere la dignità del Milite Ignoto e con essa quella di tutto il nostro popolo è un “segno dei tempi” che i paracadutisti dell’ANPDI rifiutano. Siamo figli della stessa Italia che espresse i 5 milioni di soldati, di cui 650.000 caduti, della prima guerra mondiale che quest’anno celebreremo nel primo centenario del sacrificio, col quale la nostra Patria si affermò quale Stato unitario e indipendente; e non siamo disposti a rinunciare né all’unità né all’indipendenza che quei ragazzi di allora conquistarono con sacrifici enormi. Ci troveremo sempre, quindi, sul fronte opposto di chi vorrebbe sbarazzarsene, in nome di una solidarietà internazionale che, fino ad oggi, ha riservato all’Italia soprattutto problemi e umiliazioni, o in ossequio a uno “spirito del mondo” che si esprime soprattutto con la chiassosa, patetica e scomposta disperazione di anime perdute come quelle in argomento. Per questo, non siamo disposti ad accettare, in nome di risibili e come in questo caso agghiaccianti “diritti di espressione”, atteggiamenti che irridano il sangue versato dai milioni di giovani contadini, operai e studenti che lungo tutto il corso della nostra storia, anche pre-unitaria e su tutti i fronti, lasciarono le loro case per scrivere con le loro sofferenze e col loro sangue la storia del nostro nobilissimo ed impareggiabile paese.

Il Presidente Nazionale
Gen. C.A. Marco Bertolini

VALORI

L’8 marzo 2017 alcune donne, per celebrare la loro Festa, pensarono bene di accedere all’Altare della Patria e di alzare tutte insieme le vesti per esibire le proprie pudenda al pubblico, al fotografo e ad un bambino che le accompagnava. Con i tempi che corrono, la foto (da riportare se ritenuto opportuno), apparsa su alcuni quotidiani, provocò solo moderate reazioni e fu de facto ignorata.

In assenza di un qualsiasi intervento delle Autorità Ufficiali della Difesa (Ministro? Stati Maggiori?), la Presidenza di Assoarma, non potendo accettare che una simile offesa non solo al senso del pudore, ormai da tempo piuttosto desueto, ma anche e soprattutto alle Istituzioni ed ai Valori cui si ispirano le Forze Armate, nel rispetto del mandato chiaramente indicato dal proprio Statuto, inviò prima un esposto e poco dopo un denuncia formale all’Autorità Giudiziaria per i reati di vilipendio delle Forze Armate e delle Istituzioni, nonché di atti osceni in luogo pubblico in presenza di minore.

In merito fu informato il Ministro della Difesa, che rimase dal tutto inerte, e fu data notizia formale alle Associazioni nel corso di una riunione ordinaria dei Presidenti Nazionali.

Trascorso un anno, a fronte dell’assoluta inazione della Magistratura, furono rivolte ripetute telefonate al Pubblico Ministero interessato all’indagine allo scopo di sollecitare un provvedimento in proposito, ma fu sempre impossibile contattarlo. Successivamente, a seguito di una richiesta formale di notizie, inviata in data 18 giugno 2018, fu ufficializzata l’archiviazione del procedimento non essendosi rilevato, da parte del magistrato inquirente, alcun reato su quanto era accaduto.

Questa decisione ha suscitato un profondo e comprensibile stupore, in quanto chiaramente frutto di un’impostazione ideologica piuttosto che giuridica di un evento riconosciuto dal Codice Penale come palesemente offensivo dei Valori delle Forze Armate e degli stessi principi etici che dovrebbero essere alla base della nostra società.

Grazie alla piena disponibilità di un validissimo avvocato, nostro volenteroso consociato, è stata depositata in data 20 luglio 2018 un’ampia e documentata opposizione alla decisione del p.m..

Restiamo in attesa di conoscere il seguito di questa spiacevole vicenda.

Il Presidente Nazionale Assoarma
Gen. C.A. Mario Buscemi

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