Il 23 giugno 2026, presso la Sezione di Roma dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, si è svolta una conferenza dedicata al significato del lancio militare nel mondo contemporaneo. L’incontro ha rappresentato un importante momento di approfondimento e confronto, offrendo l’opportunità di riflettere non soltanto sugli aspetti tecnici e operativi della specialità paracadutisti, ma soprattutto sui valori umani e morali che da sempre caratterizzano la comunità dei paracadutisti italiani.
L’evento si è aperto in un clima di raccoglimento e solennità con l’osservanza di un minuto di silenzio in memoria di tutti i Caduti, seguita dalla lettura della Preghiera del Paracadutista. Un momento particolarmente sentito dai presenti, capace di richiamare il profondo legame che unisce generazioni diverse di uomini e donne accomunati dagli stessi ideali.

Ad aprire gli interventi è stato il Presidente della Sezione di Roma, Francesco Saverio Giuliano, che ha introdotto il tema partendo da un ricordo personale. Da bambino, racconta, rimase profondamente colpito nel vedere per la prima volta i paracadutisti solcare il cielo: uno spettacolo che suscitò in lui meraviglia e ammirazione, lasciando un segno destinato a influenzare il suo percorso umano e militare. Da quell’aneddoto è scaturita una riflessione sul significato dell’essere volontari e sullo spirito paracadutista, fondato sulla disponibilità a fare ciò che deve essere fatto non per ottenere riconoscimenti o vantaggi personali, ma per naturale senso del dovere, spirito di servizio e responsabilità.
Il Presidente Onorario della Sezione, Adriano Tocchi, ha invece concentrato il proprio intervento sul concetto di fratellanza, elemento distintivo della comunità paracadutista. Per spiegare la profondità di questo legame ha richiamato una delle vicende più significative della storia della specialità: quella del 3° Battaglione “Nembo” comandato dal Capitano Edoardo Sala. Dopo l’8 settembre 1943, una parte del reparto decise di proseguire la guerra al fianco dei tedeschi, mentre un’altra scelse di schierarsi con gli Alleati. Una divisione drammatica, imposta dagli eventi della storia, che tuttavia non riuscì a cancellare il comune sentimento di appartenenza. Nel dopoguerra, infatti, quei paracadutisti si ritrovarono uniti nella fondazione dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, dimostrando come la fratellanza maturata sotto il paracadute fosse più forte delle contrapposizioni generate dal conflitto.

Particolarmente significativa è stata la partecipazione di Marescotti Ruspoli, ufficiale di complemento nella Folgore e discendente della famiglia Ruspoli, alla quale appartenevano Marescotti e Costantino, gli eroici fratelli caduti a El Alamein e ai quali è intitolata la Sezione romana dell’ANPd’I. La sua presenza ha rappresentato una testimonianza concreta della continuità dei valori della Folgore attraverso le generazioni. Nel ricordo del sacrificio dei propri familiari, il suo intervento ha evidenziato come gli ideali di coraggio, lealtà, spirito di servizio e dedizione continuino ancora oggi a vivere nelle attività associative e nell’impegno dei paracadutisti italiani.
A seguire è intervenuta Ivana Perina, che ha condiviso la propria esperienza nel corso di paracadutismo frequentato in anni in cui l’arruolamento femminile nelle Forze Armate non era ancora previsto. La scelta di avvicinarsi al mondo militare attraverso il paracadutismo nacque dal desiderio di vivere direttamente quei valori che ammirava nella Folgore. L’esperienza del corso si rivelò una straordinaria scuola di carattere, capace di insegnare determinazione, autocontrollo e coraggio, lasciando un segno profondo nella sua formazione personale.
È quindi intervenuto Domenico Aloi, che ha ripercorso il proprio cammino nella specialità paracadutisti. Il suo percorso ebbe inizio con il corso di paracadutismo presso la Sezione di Roma, dove ebbe come istruttore Adriano Tocchi. Successivamente nel 1984 svolse il servizio di leva come paracadutista al V Battaglione Paracadutisti “El Alamein” e, a seguito di un richiamo a Pisa, conseguì le qualifiche di Istruttore di Paracadutismo e Direttore di Lancio. Rientrato all’ANPd’I di Roma, assunse progressivamente ruoli di crescente responsabilità. Il primo Corso Allievi Paracadutisti di cui fu responsabile fu il 76° Corso e da allora ha continuato ininterrottamente la propria attività formativa fino ai giorni nostri, contribuendo in modo determinante alla crescita della Sezione e tramandando la tradizione e i valori della specialità a migliaia di giovani allievi paracadutisti.
Successivamente ha preso la parola Davide Balduini, che ha raccontato come il corso di paracadutismo frequentato presso la Sezione di Roma abbia rappresentato una tappa decisiva del proprio percorso di vita. Proprio quell’esperienza lo spinse infatti ad arruolarsi, portando con sé il patrimonio di valori appresi durante l’addestramento: il coraggio di affrontare le sfide, lo spirito di corpo e quel senso di fratellanza che costituisce uno degli elementi più autentici dell’identità paracadutista.
Al termine della conferenza si è svolto uno dei momenti più emozionanti della giornata: la cerimonia di intitolazione della sala della Sezione al Paracadutista Marco Mattia Magretti, che guidò la Sezione di Roma fino alla sua prematura scomparsa avvenuta lo scorso anno, lasciando un ricordo indelebile in quanti ebbero l’onore di conoscerlo e collaborare con lui.
La cerimonia è stata introdotta da Adriano Tocchi, che ha condiviso con i presenti un personale e sentito ricordo di Marco, sottolineandone le qualità umane, la passione associativa e la dedizione alla comunità paracadutista. Successivamente ha preso la parola la moglie Silvia che visibilmente commossa e accompagnata dai figli Andrea, Giammarco e Beatrice, ha ringraziato la Sezione per l’affetto dimostrato e per il gesto di intitolare la sala alla memoria del marito e unendo per sempre nel ricordo la famiglia Capasso, presente alla cerimonia, con cui ha condiviso il medesimo destino, visto che un anno prima aveva assistito con Marco all’intitolazione dedicata a Federico. Nel suo intervento ha espresso un pensiero semplice ma profondo: finché vi sarà qualcuno disposto a dedicare un ricordo, un pensiero o una parola a Marco, egli continuerà a vivere nella memoria di chi gli ha voluto bene e nella comunità che ha contribuito a costruire.

La giornata si è conclusa con la consapevolezza che il significato del lancio militare va ben oltre una tecnica operativa. Esso rappresenta una mentalità, uno stile di vita e un patrimonio di valori che da oltre ottant’anni caratterizzano i paracadutisti italiani, custodendone la tradizione e proiettandola verso le nuove generazioni.
